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Pesaro - Imu, tassa scandalosa sui beni strumentali: così si affossa il lavoro e si distrugge l’impresa PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Mercoledì 20 Giugno 2012 00:00
Intervento di Roberto Borgiani, Direttore Confesercenti Pesaro e Urbino (Foto)

Trascorsi alcuni giorni dalla scadenza della prima rata dell’Imu, possiamo fare un quadro delle reazioni e delle problematiche che quest’ultima ha innescato da un osservatorio privilegiato, ovvero analizzando la situazione relativa ai nostri associati, ai quali abbiamo fornito, tra gli altri servizi, anche quello di determinazione e liquidazione della nuova tassa sugli immobili.
In primo luogo, ci risulta che l’imposta sia stata pagata dalla stragrande maggioranza dei contribuenti e che la percentuale di coloro che non l’hanno evasa è molto più bassa di quella registrata in occasione di altre scadenze periodiche come l’Inps o l’Iva. Questo dimostra che non c’è stata evasione, malgrado la difficile situazione economica e l’intollerabile peso fiscale che gli operatori della piccola e media impresa sono chiamati a sostenere.
E’ forte, però, la preoccupazione per lo stato di incertezza che regna sull’impostazione di questa tassa: abbiamo versato un acconto senza sapere quanto sarà il saldo. Un’incognita che aggrava un quadro generale già difficile, pesa su chi fatica ad arrivare a fine mese e frena gli investimenti e la ripresa.
Inoltre, è vero che sulla prima casa il prelievo è stato assolutamente contenuto, salvo rarissimi casi di immobili di notevole valore catastale, è anche vero, però, ed è questo il dramma della nuova Imu, che sono stati colpiti in maniera durissima gli immobili strumentali cioè quelle strutture commerciali o artigianali sulle quali, in certi casi, è stato addirittura quintuplicato l’importo della vecchia Ici.
Si è generata così una situazione paradossale e scandalosa per la quale non solo non si è riconosciuto il valore degli immobili adibiti ad attività economica e quindi in grado di produrre lavoro per imprenditori e dipendenti, ma, in più, tali immobili sono stati trattati allo stesso modo di una terza, quarta, o quinta casa ovvero di proprietà frutto di investimenti che danno rendita edilizia pura e semplice e niente in termini di impresa e di occupazione.
Così si affossa l’occupazione e si distrugge l’impresa. Ci auguriamo che questa impostazione del tutto sbagliata sia corretta in sede di determinazione del saldo dell’imposta, ridefinendo il contenuto normativo della stessa.
Sono le pmi quelle che reggono il sistema paese ed è dalle pmi che si deve ripartire: il Governo dimostri con i fatti di averlo capito.


Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Giugno 2012 12:26
 

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