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Fano - Outlet di Marotta, ma quale opportunità? PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Mercoledì 23 Gennaio 2013 00:00
Intervento di Ilva Sartini direttore Confesercenti Fano

Il nuovo outlet di Marotta sarebbe un’opportunità per le piccole e medie imprese? Ci risulta davvero difficile condividere il sostegno espresso sulla stampa dal consigliere provinciale del Pdl Massimo Rognini al progetto che prevede un nuovo mega-centro commerciale alle porte di Fano.
 
Rognini afferma che le pmi ‘potranno beneficiare dell’indotto che verrebbe a crearsi’ con la nascita della nuova struttura. Ci chiediamo quale sia questo indotto visto che, lo sappiamo bene, i mega outlet sono città nelle città, autonome rispetto al contesto perché già dotate al loro interno di tutti i servizi necessari alla clientela, dal ristorante al bar. E’ improbabile, quindi, che i visitatori scelgano di uscire dalla struttura per prendere un caffè o consumare un pasto, ed è ancora più improbabile che prenotino un soggiorno alberghiero per poter effettuare i propri acquisti. Quali sarebbero, quindi, i benefici per i ristoranti, i bar, le agenzie di viaggio e gli alberghi della zona? Piuttosto avremo, questo sì, un aumento esponenziale del traffico e dell’inquinamento, fattori che certo non contribuiranno a migliorare la nostra offerta turistica, anzi, costituiranno un deterrente per coloro che scelgono il territorio per la sua qualità della vita.

Rognini afferma poi che i commercianti non ci rimetteranno perché nell’outlet si vendono merci del settore non alimentare. E i negozi di abbigliamento, accessori e casalinghi già esistenti nella zona di Fano e Marotta cosa vendono? Non sono forse commercianti questi? E’ ovvio che tali tipologie di negozi risentiranno in maniera pesante della concorrenza fino a rischiare in gran numero la chiusura. Da qui, la questione dell’occupazione: i nuovi assunti saranno sicuramente molti di meno rispetto a coloro che perderanno il posto di lavoro. Anche qui, dov’è il beneficio?
Confesercenti non si oppone all’outlet per una questione politica o per difendere gli interessi di una categoria, ma proprio per il bene del territorio. Perché se muore il piccolo commercio non muoiono solo i centri storici e le città, ma anche l’economia locale, fatta di piccoli imprenditori che già a fatica cercano di sopravvivere alla crisi.

Accettiamo volentieri l’invito di Rognini ad un confronto sul tema, nella speranza che questo modello di sviluppo legato alle grandi cittadelle commerciali, per niente innovativo, ma, anzi, ormai vecchio e superato, possa lasciare il posto a una politica di rilancio dei centri commerciali naturali, nei quali c’è, davvero, il futuro della nostra economia. E questo ripensamento è tanto più auspicabile dal momento che i consumi sono crollati, non si prevede che riprenderanno nel breve periodo e, anche nel lungo periodo, i cambiamenti saranno stati tali che la rete commerciale sarà, senza una politica di sostegno adeguata, sicuramente molto ridimensionata.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Gennaio 2013 12:46
 

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