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Pesaro - Aggregazione tra Comuni: alcune considerazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Lunedì 18 Aprile 2016 00:00

Intervento di Roberto Borgiani, direttore Confesercenti Pesaro Urbino

I risultati dei due referendum consultivi per la fusione dei Comuni di Pesaro e Mombaroccio sulla costa e fra Urbino e Tavoleto nell'interno della nostra provincia, ma anche le tensioni e le preoccupazioni che hanno accompagnato la discussione preliminare e la campagna elettorale, sollecitano alcune considerazioni.
Bisogna registrare la persistenza di un forte localismo e di una forte identificazione delle comunità locali con la loro istituzione più vicina. Da un lato è un fatto molto positivo. Esprime l'attacamento alle radici ed al proprio passato. Un elemento culturale fortissimo e rispettabile. Da un lato è un fatto discutibile perchè frena ogni processo di ammodernamento della macchina della Pubblica Amministrazione locale che pure avrebbe bisogno di essere aggiornata per rispondere meglio alle mutate esigenze dei cittadini.
Ma il forte localismo è anche il frutto dell'assenza di politiche di aggregazione che non fossero solo di ordine spartitorio (come dividersi risorse provinciali, regionali, statali o comunitarie).
E' il frutto della maggior fluidità politica conseguente alla fine del dominio assoluto delle forze della sinistra storica e dell'alternanza delle maggioranze in tanti Comuni. Alternanza che mette in crisi anche la politica delle Unioni che pure rappresenta un passo avanti nella organizzazione di alcuni servizi.
E', inoltre, la conseguenza di incentivi all'aggregazione ancora troppo timidi ed incerti che non favoriscono i processi aggregativi più spinti.
Il tutto accade in momento in cui è definitivamente cessato il ruolo dell'Amministrazione Provinciale che viaggia allegramente verso la sua estinzione ed in cui la Regione Marche fatica a superare la sua pluralità.
Ci si deve rassegnare? No. Penso che si debba prendere atto della volontà dei cittadini interessati che si sono espressi massicciamente per il No. Ma penso anche che sia necessario, accanto ad un quadro normativo più favorevole e meno incerto, anche un progetto locale più articolato. Una sorta di Piano Strategico Sovracomunale che torni a ridisegnare, con uno sforzo di fantasia e di partecipazione, un nuovo scenario per infrastrutture, servizi, programmazione urbanistica, uso del suolo e delle risorse naturali e tanto altro. Solo alla fine di questo processo sarà possibile passare dalla improvvisazione dettata dalla necessità e dall’emergenza, alla individuazione delle possibilità e delle modalità di aggregazione fra le Pubbliche Amministrazioni.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Aprile 2016 12:00
 

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