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Montefeltro - No al Parco Eolico di Poggio Tre Vescovi. La lettera aperta di Salvatore Giannella PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Martedì 05 Settembre 2017 00:00

Assohotel Confesercenti Montefeltro ribadisce il proprio dissenso in merito al progetto di un nuovo impianto eolico a Poggio Tre Vescovi, l’area appenninica dell’Alta Valmarecchia suddivisa tra le provincie di Rimini, Forlì e Arezzo.
In merito, pubblichiamo di seguito una lettera aperta firmata dal giornalista Salvatore Giannella ed indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni (dal sito www.giannellachannel.info):

Illlustre presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni,

sono Salvatore Giannella, già direttore di Airone, e da Milano le scrivo in nome della comune, passata esperienza di divulgatori attenti all’ambiente, alla green economy e a un futuro sostenibile. A scriverLe mi spinge l’arrivo, sulla mia mail e nello stesso giorno in cui Lei dava buone notizie sulla crescita del nostro Paese, di due contraddittori messaggi riguardanti la Valmarecchia (“la valle più bella d’Italia”, secondo Antonio Paolucci, l’ex ministro e direttore degli Uffizi e dei Musei Vaticani) e il Montefeltro, luoghi famosi nel mondo per gli scenari naturali di grande bellezza e fascino, profondamente amati anche da Tonino Guerra e Umberto Eco

Primo messaggio: un allarme

Il prossimo mercoledì 6 settembre è convocata a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ennesima conferenza dei servizi per decidere le sorti di un impianto eolico previsto al Poggio dei Tre Vescovi, il tratto appenninico che segna il confine tra le provincie di Rimini, Forlì-Cesena e Arezzo. Un impianto di gigantesche proporzioni: le turbine (mi segnalano la collega Rita Giannini, Anna Missiroli e i componenti del Comitato Cittadino Salviamo Poggio 3 Vescovi dei comuni di Badia Tedalda – Casteldelci – Verghereto) misurerebbero fino a 180 metri d’altezza, pale comprese. Il progetto fu avanzato ancora nel 2010 da una ditta tedesca, la Geo, e fu già bocciato nel 2012 dal Consiglio dei Ministri a causa del suo rilevante impatto sul paesaggio, sulla vegetazione e la fauna, sull’assetto idrogeologico dei terreni interessati, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori, oltre che per la carente sostenibilità ambientale ed economica e le insufficienti misure di mitigazione e compensazione.

L’insistenza della ditta proponente, dopo un ricorso al TAR vinto per un vizio di forma rilevato nella procedura seguita dal Consiglio dei Ministri, ha determinato una limacciosa lungaggine burocratica che si sta tuttora trascinando avanti, tra continui aggiornamenti, ripensamenti e revisioni del progetto da parte della Geo, conseguenti riunioni degli enti della conferenza servizi per l’esame e il riesame delle pratiche, convocazioni a Roma degli enti stessi per fare, disfare e rifare il punto della situazione. Una vicenda ormai diventata kafkiana, la cui irregolarità amministrativa è stata denunciata anche con una diffida da parte dell’associazione nazionale Italia Nostra.La costruzione dell’impianto è prevista in una delle zone a maggiore rischio sismico del crinale appenninico, con terreni molto instabili e franosi sulla cui pericolosità si è pronunciata anche l’Autorità di Bacino. Si tratta inoltre di una zona che fa da cerniera e corridoio tra due Siti di Importanza Comunitaria, protetti per le peculiarità e criticità dell’ambiente che racchiudono, che verrebbe irrimediabilmente danneggiato dalla costruzione dell’impianto eolico. Anche sulla ventosità della zona i rilevamenti presentati dalla ditta proponente appaiono esagerati rispetto ai dati ufficiali della Carta dei Venti.

Incuranti della pericolosità del progetto e sordi alle tante voci che dal 2010 a oggi si sono levate contrarie (centinaia di privati cittadini rappresentati in comitato, svariati consiglieri comunali, associazioni e gruppi di rilevanza regionale e nazionale quali WWF, Italia Nostra, Rete della Resistenza sui Crinali, Provincia di Rimini, Assoturismo, Assohotel Confesercenti), le amministrazioni locali rappresentate dai tre sindaci di Casteldelci, Verghereto e Badia Tedalda hanno finora appoggiato la ditta proponente, sia pur con qualche saltuario ondeggiamento, allettati dalle promesse di “compensazioni” per le casse comunali che la Geo continua a ventilare.

Promesse o illusioni? Non lontano da Poggio Tre Vescovi, a Scansano (Grosseto), il Comune si ritrova in bolletta (un buco da 700mila euro) per aver contratto debiti confidando nella entrata di cospicue somme garantite dalla ditta che dieci anni fa costruì un mega impianto eolico (link). Somme promesse ed evaporate al vento.

Adesso ad Apecchio (Pesaro Urbino), ancor più vicino al Poggio Tre Vescovi, il sindaco denuncia che a un anno dall’installazione delle super eliche al Monte dei Sospiri – torri alte 120 metri: l’impianto più grande delle Marche – i 200mila euro promessi dalla ditta costruttrice non sono ancora arrivati. La stampa locale ha riportato la dichiarazione della ditta che, replicando alle accuse dell’amministrazione comunale, ha ribadito ciò che afferma la legislazione, e cioè che “devono ritenersi nulle tutte le clausole contrattuali che prevedono pagamenti in favore dei Comuni in ragione della presenza nei rispettivi territori di impianti di produzione di energie da fonti rinnovabili… e per tale ragione nessun inadempimento contrattuale può esserle addebitato".

Secondo messaggio: un invito a entrare nei paesaggi del Rinascimento

A poche ore dall’allarme sopra narrato, mi è arrivato a parte l’invito a entrare nei dipinti del nostro Rinascimento, in sette capolavori di Piero della Francesca e in due di Leonardo da Vinci (a partire dalla Gioconda), grazie a nuovi appuntamenti guidati da due ricercatrici: Rosetta Borchia, pittrice ed esperta di paesaggi d’arte, e Olivia Nesci, geomorfologa dell’Università di Urbino. Le due esperte hanno dimostrato, con successo storico e dal grande potenziale turistico, come i fondali della Valmarecchia e del Montefeltro riconducano ai paesaggi immortalati dai due grandi artisti, più di 500 anni fa: la sintesi delle loro ricerche è nel libro “Codice P” (Mondadori Electa, 2012).

Ore 9, a lezione di connessione. Ore 10: lezione di incompatibilità

Questi due contraddittori messaggi arrivatimi mi hanno fatto affiorare una riflessione che mi fece Piero Angela, quando collaborai con lui per la serie della Rai Film dossier. Lui mi disse che c’è una parolina che dovrebbe trovare un posto centrale nei nostri sistemi educativi, informativi, culturali, televisivi, scolastici, economici e politici. Questa parolina è “connessione”. Per chi vive come noi in società altamente interconnesse emerge chiaramente un’esigenza prioritaria: gestire bene l’intreccio dinamico di connessioni che sono alla base di tutto, di un singolo oggetto (un libro, un telefono, un vestito) come delle strutture tecnologiche della società in cui viviamo, a condizioni che siano coerenti: cioè che la struttura risultante abbia un suo equilibrio, una sua vitalità, una sua capacità di risposta e di adattamento. Mi aggiunse quel maestro di divulgazione:
Perché se ciò non avviene, questa struttura si ammala, si deteriora e magari alla fine muore. In altre parole, quando le connessioni sono sbagliate o insufficienti, un sistema industriale entra in crisi, un organismo degenera, una macchina non funziona, un linguaggio è sconnesso… Ecco che appare qui un’altra parolina molto importante: incompatibilità. Il più delle volte, nei nostri sistemi economici, industriali, culturali, noi vogliamo infatti inserire elementi a creare connessioni che sono incompatibili con quel certo tipo di struttura… altrimenti si è fuori sincrono, e c’è crisi.

Per questo sarebbe bene che, nel caso in vista il prossimo 6 settembre, emergesse l’incompatibilità di quella centrale eolica con i paesaggi riconoscibili nei capolavori del nostro Rinascimento.

(Ciò detto, continuo a tifare per le fonti rinnovabili, solare in primis, con l’augurio che vengano utilizzate altre superfici meno “pregiate” prima di andare a toccare aree che altri Paesi non hanno e che sono alla base del potenziale turistico ed economico dell’Italia. Penso, per esempio, alla “libellula” dell’architetto e senatore Renzo Piano, la minipala eolica amica del territorio per le dimensioni molto contenute, testata positivamente con Enel Gtreen Power a Molinetto di Pisa – video in basso – o ai pannelli solari visti sui tetti delle fabbriche e ai lati delle autostrade al di là delle Alpi, concretizzando il progetto, firmato dall’italiano Luciano Paoletti, di utilizzo di tratti dei nostri 6 mila chilometri per l’autostrada energetica, idea già realizzata in Corea del Sud, sull’autostrada che collega la metropoli di Daejeon con Sejong, città nata per ospitare alcune strutture governative).

Grazie per l’attenzione e ancora auguri per il Suo lavoro personale e di squadra a favore della nostra comunità.
Una stretta di mano augurale, con stima

Salvatore Giannella

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Settembre 2017 11:22
 

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